lunedì 30 ottobre 2017

Intervista a Stefano Mancini

Salve a tutti lettori e Bentrovati.
Oggi siamo lieti e onorati di potervi riportare l'intervista che Stefano Mancini ha rilasciato per il nostro Blog. Ringrazio ancora a nome del Bosco dei Sogni Fantastici per il tempo a noi dedicato e spero che porti a voi lettori ulteriore interesse verso le opere di questo autore. Se invece non conoscete Stefano Mancini QUI potete leggere la recensione fatta da Isabella del primo libro della sua trilogia. Buona lettura a tutti!



INTERVISTA A STEFANO MANCINI





Intanto ti ringrazio per la disponibilità per questa intervista per il nostro Blog.
Grazie a voi per il vostro interesse e per essere qui presenti come Blog alla presentazione del secondo libro della mia trilogia, “Vessilli di guerra”.
Come mai Hai scelto di scrivere di fantasy
Ti dico la verità non è stata una scelta fatta a tavolino; ho iniziato a scrivere tanti anni fa e ho iniziato a scrivere libri di ambientazione medievale; poi andando avanti con i libri che scrivevo mi sono spostato verso qualcosa di più fantastico e ho iniziato a inserire figure come gli orchi, gli elfi e i nani, quindi senza accorgermene mi sono spostato su una tematica fantasy mantenendo le basi che avevo agli inizi.
Quando capisci che quella è l’idea di cui vuoi parlare in un libro? Pensi al libro che stai scrivendo e dici “voglio parlare di questa cosa”?
Nel caso della mia prima trilogia che è composta da “Le paludi d’Athakah”, “Il figlio del drago” e“ Il crepuscolo degli Dei”, avevo proprio l’idea di voler narrare una guerra tra elfi e nani; quindi c’era l’idea e perciò sono partito a scrivere con quell’idea già chiara in testa. Per la mia nuova trilogia, invece, che è iniziata con “L’erede del mago” e prosegue con “Vessilli di guerra”, mi sono reso conto che l’idea iniziale poteva girare attorno a un gruppo di avventurieri e quindi mi sono accorto che volevo narrare la loro storia.
I personaggi della tua prima trilogia sono di tua invenzione o prendi spunto dalla realtà?
Sono ovviamente inventati e creati da me, ma come autore cerco di mettere un po’ di me in ogni personaggio, ma prendo spunto anche dalle persone con cui entro in contatto; i personaggi partono inizialmente dalla mia inventiva, ma poi prendo anche spunto dalla realtà.


Tra la penna e il computer, preferisci uno dei due strumenti in particolare?
Prendo appunti a mano; ho un quaderno sul mio comodino con una penna e a volte in piena notte mi capita di accendere la luce e buttare giù un’idea che mi viene in mente anche un attimo prima di addormentarmi. In generale, poi, quando penso alla storia inizialmente prendo molti appunti a mano e ho a casa un quaderno che uso proprio per gli appunti e le annotazioni; poi però quando si tratta di scrivere nel vero senso della parola, il computer è imbattibile.
Ti è mai capitato il blocco dello scrittore?
Mi fanno spesso questa domanda e ho sempre paura di rispondere, perché devo dire che la risposta è no; ma forse perché io lo anticipo. Nel senso che prima di iniziare a scrivere mi studio la trama, i personaggi, e scrivo la storia che voglio raccontare; quindi quando mi metto a scrivere ho già tutto nella testa e devo soltanto dare ordine alle varie idee e mettere tuttosu carta. Quindi probabilmente il blocco mi viene prima di iniziare a scrivere, quando penso alle idee, ma quando poi comincio non mi capita di fermarmi e non sapere cosa fare.

In questa nuova trilogia c’è un personaggio a cui sei più legato?
 Risposta: Si, il personaggio a cui sono più legato è l’elfo della luce della compagnia che si chiama Athrwys, un nome che esiste davvero, perché è un nome gaelico. Sono più legato a lui, tanto da metterci anche qualcosa di mio.

Ti ringrazio per questa intervista e ti chiedo vuoi dare ai lettori qualche anticipazione?
Ripeto quello che ho detto alla presentazione (avvenuta il giorno dell’intervista n.d.r.): spero che vi possiate divertire con i miei romanzi e soprattutto mi auguro che chi leggerà questo libro abbia modo di passare delle piacevoli ore di intrattenimento, perché è sempre quello il mio obbiettivo quando scrivo: intrattenere, divertire e raccontare una bella storia.

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