martedì 3 gennaio 2017

"Cacciatori di Kamikaze" di Will Iredale [Recensione]

Salve a tutti lettori e benvenuti a questa nuova recensione. Oggi sono qui per presentarvi un libro molto diverso dal solito: perché si tratta di un “Saggio” storico, leggermente romanzato (ovvero con l’inserimento di testimonianze che narrano dei fatti che però toccano solo in parte la scrittura del testo). Parliamo del libro “Cacciatori di Kamikaze”.


Titolo: Cacciatori di Kamikaze – Lo scontro decisivo
Autore: Will Iredale
Editore: Newton Compton
Data di uscita: 2016| pag. 374
Traduttore: V. Cabras, M. Cerato, F. Iannelli
Pochi sono sopravvissuti.
Questa è la loro storia raccontata per la prima volta.

La storia vera degli eroici piloti che vinsero il conflitto del Pacifico nel 1945

I kamikaze, i piloti suicidi giapponesi, sono stati determinanti durante la seconda guerra mondiale, nel conflitto che ebbe luogo nel Pacifico
: i colpi inferti agli Alleati non erano soltanto militari (navi affondate, uomini uccisi), ma anche e soprattutto psicologici. I soldati anglo-americani erano spiazzati, impreparati, terrorizzati. La lucidità, i piani, le tecniche apprese si rivelavano inutili contro nemici pronti a morire. Pochi uomini sono sopravvissuti a quegli attacchi suicidi. E alcuni di loro sono ancora vivi: sono soldati che hanno rischiato la vita per sconfiggere un nemico non convenzionale e imprevedibile. Will Iredale ricostruisce le loro storie, le loro vite, le loro esperienze, dopo avere avuto accesso a documenti militari resi pubblici solo di recente, ai loro diari, alle loro terribili testimonianze dirette. Un libro straordinario, che getta una nuova luce su fatti di guerra ancora poco noti.
 

L'ho Letto: come mi è sembrato? 

Il libro di cui vi andrò a parlare non solo è diverso perché non si tratta di un romanzo, i temi che tocca e che espone tra le pagine del libro parlano di qualcosa che spesso tocca ancora una storia a noi vicina, una storia che ha portato conseguenze sul nostro mondo. Parlare della Seconda Guerra Mondiale, delle battaglie e dello scontro bellico tra l’Asse e l’Alleanza, non è mai una cosa facile; fortunatamente la questione presa in esame dall’autore va a collocarsi geograficamente lontana dalle atrocità viste in Europa, nell’ambito dello scontro nel Pacifico. Qui vedremo la storia e l’esperienza dell’aviazione della marina Britannica; un esercito di cui si sa poco e che non viene quasi mai tenuto in considerazione nella guerra del pacifico contro i Giapponesi; fu compito loro, come per tanti altri soldati dell’alleanza nel Pacifico di essere i cacciatori di quegli aeroplani, gli zero, dell’aviazione giapponese, che più di un problema creò nell’avanzata dell’alleanza in territorio nipponico.


Cosa mi è piaciuto

Quello che mi ha colpito di più di tutta la lettura è stata la capacità dello scrittore di rendere molto dettagliata la storia della FAA, in altre parole la forza aerea della marina britannica; non si tratta di coinvolgimento emotivo o di capacità di scrittura, ma parliamo dell’estrema cura nello spiegare e analizzare l’evoluzione che ha avuto questo ramo dell’esercito della Gran Bretagna, prima e durante la Seconda Guerra Mondiale; i metodi di reclutamento e di allenamento; la preparazione a trecentosessanta gradi al volo e a pilotare aerei che non erano nemmeno il meglio che l’Inghilterra poteva avere; l’attenzione e la cura nell’imparare ogni movimento dell’aereo dal decollo all’atterraggio, soprattutto quando lo scontro contro i giapponesi e i tedeschi porterà alla creazione delle portaerei ritrovandosi quindi a rampe di atterraggio su grosse navi, molto strette e limitate; la precisione era necessaria semplicemente per non morire. È quindi descritta la nascita dell’aereonautica da dopo la Grande Guerra conclusasi nel 1918, e di come il Regno Unito si preparò a divenire una delle potenze dei cieli. Si osserveranno in questa dettagliata storia, anche le storie di alcuni dei piloti dell’FAA, dei loro allenamenti e i loro svaghi, delle preoccupazioni e della guerra soprattutto contro l’esercito giapponese. Sì perché quello dell’aviazione della marina britannica è uno degli eserciti “fantasma” della guerra. Poco si sa e si conosce della presenza Inglese nel Pacifico, luogo che fu lo scontro di guerra principalmente degli Americani, poco si sa dell’importante presenza dei piloti della Gran Bretagna in quel teatro tanto lontano da casa. La non facilità ad ambientarsi al luogo e alla guerra contro i Kamikaze giapponesi e l’importanza della caccia agli zero sempre tutto attorniato dalle storie vissute dei piloti, spesso menzionate con le lettere che i soldati spedivano a casa, nelle quali raccontavano il peso della guerra vista dal Pacifico. Altro punto importante è il commento oggettivo dello scrittore: non si fa propaganda pro Anglo Americana, non è un libro contro gli eserciti dell’asse; l’autore porta le esperienze dei soldati e dei piloti, gli alti e bassi della guerra e anche le critiche a tutto questo scenario; un esempio è la visione dei piloti britannici che hanno degli Stati Uniti. Quando i soldati si addestrano, notano come gli USA seppur in guerra non sembrino dare la sensazione di esserlo realmente. L’immagine sorpresa di giovani piloti provenienti da una nazione bersagliata dagli attacchi dell’Asse, mentre lì nelle città Americane tutto sembrava proseguire come se nulla stesse avvenendo nel resto del mondo. L’oggettività che lo scrittore da degli eventi è forte e si deve tener da conto mentre si legge questo libro.

Cosa non mi è piaciuto

Sarà che è in pratica un saggio storico, sarà che sono abituato a libri di narrativa o romanzi, sarà anche che una disanima ben attenta e oculata della questione presa in esame dallo scrittore, ha bisogno dei suoi tempi e della sua lunghezza (nemmeno troppo ampia come pagine) e di un’adeguata precisione in quello che si scrive, ma ho trovato la lettura troppo lenta e farraginosa. Ogni pagina era piena di particolari e questo porta a doversi concentrare e stare attento, tanto che la lettura diventa molto lenta. La scrittura molto dettagliata non aiuta la fluidità del lettore che si ritroverà con molti dati, note e appunti da tenere da conto, trovandosi quindi a rallentare la lettura, che seppur molto interessante rischia a un certo punto di diventare noiosa. Ci si aspetta, infatti, che si vada subito a parlare della Seconda Guerra mondiale e l’inizio del libro pare andare in tale direzione. Bastano però pochi capitoli per capire che invece vi sarà una descrizione di tutta la storia di questa aviazione della marina britannica fin da prima dello scoppio della guerra. Può piacere? Senza dubbio ma renderà ancor più lenta la lettura e a tratti piena d’indicazioni che forse non servivano alla comprensione della storia. Infine una cosa che trovo particolarmente poco utile è inserire le note a piè di pagina alla fine del capitolo e non nella pagina stessa in cui vi è l’annotazione. Scelte editoriali forse ma trovo stancante andare a vedere le note a fine capitolo e tornare indietro per proseguire la lettura; problema non grosso con un libro cartaceo, ma più presente se il libro viene letto via e-book.



Tutto sommato abbiamo davanti tra le mani un’opera ben fatta e che punta a due cose: la precisa descrizione dell’ambiente che abbiamo davanti e una certa oggettività nel parlare di una guerra non facile né da ricordare e narrare né da commentare. Non ci sono solo momenti belli e gloriosi; ci sono momenti pesanti e pericolosi, ci sono critiche ai metodi usati e agli alleati; ci sono alti e bassi ma soprattutto ci sono storie di soldati che diedero la vita per il loro paese e per quello che ritenevano giusto, ma sono vicende che la storia poco ha narrato e conservato.

«Tutti continuano a pensare che là ci fossero solo gli Yankees» mi ha confidato sospirando Keith Quilter, sorseggiando una pinta di birra, ormai felicemente piantato sulla terra ferma in un pub dell’area di Romney Marsh, qualche settimana dopo quel primo incontro nel prato del paese. «Perfino gente che quella guerra l’ha combattuta davvero. Invece c’eravamo anche noi, e tutte le nostre portaerei sono state colpite dai kamikaze. Al giorno d’oggi, nessuno sembra averne memoria. Se gli uomini di Birmania sono l’esercito dimenticato, Be, noi siamo la flotta dimenticata »“.

Questo è forse il vero messaggio del libro, non ricordare una vittoria, non ricordare degli eroi…ma ricordare cosa avvenne e quanto sangue e dolore è stato versato; ricordare per imparare e cambiare per migliorarsi; solo così potremmo veramente rendere onore ai cacciatori di Kamikaze.

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